BAH*

 

BAH*


[flowersperma] [radio m] [waiting summer] [icecry] [cosmagonia dei coccodrilli lacoste]
[due poesie per incominciare a vendere] [mais ovvero il bambino che scendeva dai grattacieli]








Flowersperma

my flowersperma
sgorga abbondante & profumato
eau de toilette in my hand liquidodivino
me lo spalmo addosso cremoso felloso appiccicoso
l'han prodotto i miei golosinsetti
e odora di fiore cazzuto di manico legnoso
che ti sbatto dentro fino in fondo
e ti faccio urlare ti faccio urlare ti faccio urlare
che viene giù l'intera volta celestuosa & skyleste
esto liquidodivino è facto per le stelle delle astronaute
che si toccano vogliose con le astrodita
è facto per un greenplanet
pieno di donne con capezzoli polynesiani
nei quali tuffarsi con cazzi immensi
e mangiare gelati al limone
e sentire la vita che scorre e si espande
infondo alla tua figadilatata voglio versare
litri di latte mandorlato spermato macchiato caldo
nel tuo buco voglio versare
il piacere in tutti i physici stati della materia
my flowersperma
sgorga abbondante & profumato
eau de toilette in my hand liquidodivino
me lo spalmo addosso cremoso felloso appiccicoso
l'han prodotto i miei golosinsetti
e odora di fiore cazzuto di manico legnoso
che ti sbatto dentro fino in fondo
e ti faccio cangurare ti faccio cangurare ti faccio cangurare
che viene giù l'intera volta eucaliptosa & koaleste
esto liquidomarino è facto per gli atolli delle argonaute
che si atollano vogliose con le argodita
è facto per un pinkplanet
pieno di mamme con capezzoli melanesiani
nei quali tuffarsi con cazzi immensi
e succhiare frullati al lampone
infondo alla tua figasfondata voglio versare
litri di latte mandorlato spermato macchiato caldo
nel tuo buco voglio versare
il piacere in tutti i physici stati della materia
my flowersperma
sgorga abbondante & profumato
eau de toilette in my hand liquidodivino
me lo spalmo addosso cremoso felloso appiccicoso
l'han prodotto i miei golosinsetti
e odora di fiore cazzuto di manico legnoso
che ti sbatto dentro


Radio M buonproseguimento di serata in gesù e in maria con la radio che porta la chiesa in casa e tutti riunisce nell'amore come in una famiglia apriamo il nostro cuore a maria per continuare con fedeltà questo cammino abbiamo bisogno di tutti dell'aiuto celeste dell'affetto di tutti voi cari ascoltatori di radio m a voi affidiamo l'incarico di pregare e far conoscere ad altri radio m ci affidiamo a te maria madre di gesù e madre di tutti affinchè tu ci possa assistere e aiutare tu che sei la nostra mamma illumina le genti e stimola la loro generosità cogliamo l'occasione per ricordare che è possibile aiutare radio m presso tutti gli sportelli bancari e/o postali con versamenti sul ccp numero 00000000 oppure tramite carta di credito mastercard visa american express carta aura oppure bancomat pagobancomat fastpay o più semplicemente con carta buy&pray direttamente sul nostro sito non dimenticate che una donazione a radio m è un sicuro investimento per l'eternità abbiamo bisogno di tutti dell'aiuto celeste dell'affetto di tutti voi cari ascoltatori di radio m a voi affidiamo l'incarico di pregare e far conoscere ad altri radio m ci affidiamo a te maria madre di gesù e madre di tutti affinchè tu ci possa assistere e aiutare tu che sei la nostra mamma illumina le genti buonproseguimento di serata in gesù e in maria con la radio che porta la chiesa in casa e tutti riunisce nell'amore come in una famiglia apriamo il nostro cuore a maria per continuare con fedeltà questo cammino
Waiting Summer con la presente si intende chiarire il precedente documento denominato deposition precisando che d'ora in poi si potrà sbattere il cazzo ovunque ed essere sicuri che esso sarà sempre duro lungo e bagnato e il nostro amore la vorrà succhiare a lungo perché avrà tutti i gusti delle vivaldiane 4 seasons e il sapore leggero dei nostri corpi e il nostro letto sarà senza sponde che potremo rotolarci sopra per ore pensando quanto sarebbe bello avere due gemelli e il mattino svegliarsi in una casa luminosa e in una città che sale e che sfida il cielo perché tutte le figure che hanno inquinato il pianeta se ne sono andate con la bestia e non resta che una pozza di sangue all'angolo della goethestrasse e una ruota ruotante da sola senza attrito come un japanese train a levitazione magnetica a igniezione eidetica a trazione fonetica ho visto scomparire tutte le figure che hanno inquinato il pianeta erano human molecole destinate alla disintegrazione e ora respiro e mangio fiori di loto waiting summer con il mio amore
Icecry vorrei un geloso cremato di pianto vorrei veder lacrimate le mie shakere sui tavoli di questa estana urbate ho la casa afosa allagata le mie ghiandole lacrimali sono ricchi pozzi manomessi nel mio deserto oculare piango lacrime di svarionati colori le cose attorno mi paiono ripiene di questo liquido salm/astro le mie viscere sembrano sciogliersi diventare acqua e le mie ossa sabbia da cemento per centri di detenzione estemporanea in madagascar su questa sabbia fine chiara un bambino di 4 anni mangia un Icecry, cremoso gelato di pianto le lacrime mi nascono quando giro con la bocca aperta e in un soffio mi entra una nuvola in gola ho la casa afosa allagata le mie ghiandole lacrimali sono ombrelloni rossi manomessi nel mio complesso balneare vorrei un gelato cremoso di pianto vorrei veder shakerate le mie lacrime sui tavoli di questa estate urbana
Cosmagonia dei coccodrilli Lacoste vorrei denunciare pubblicamente il caso di un buon numero di animali in via di extinzione finiti in un giro di lavanderie clandestine rivenduti per farne cinturine di castità ceduti in cambio di una barretta di plutonio sugar free scherzati et humiliati a manetta privati della giusta igiene orale rimpiccioliti con detersivi per trasformare i capi della mamma in quelli di puffetta ora si ritrovano sulle magliette e meditano di entrare nel partito di follini tali animali, non hanno bisogno di presentazioni: sono i coccodrilli lacoste essi alligano sulla superficie delle polo sine pretesa alcuna soggetti ad imitazioni vucumprà hanno un sonno tormentato e giocano a spaventare i gemelli della robe di kappa quando vanno a nanna nel loro gemellare letto nudi
Due poesie per incominciare a vendere #tree L’albero ha memoria e si ricorda di Quando era 1 tavolino Ingo Per questo ve lo propongo ad 1 prezzo da Mandingo Questo albero che fa storia Con un po’ di socratica maieutica Trascurando gli impieghi della nautica In via del tutto pelvica A quest’arbor sovvien il tempo In cui aveva 4 zampe E ascoltava Cupe Vampe Mangiando trucioli in salmì. Io tanta natura ve la mando Completa di tronco modulare Radice multiplex con palmare Ramo ultrasuono antizanzare. Perché la nostra ditta vanta Millenaria esperienza nella Vendita di alberi per corrispondenza. Imperciocchè la verzura nostra Ha un quoziente intellettivo che Riscatta il vegetable bioactivo Riconosce la linea di mezzadria La tromba bitonale e i plantari. I nostri parchi e i nostri viali Sono trendy assai a Piazza Affari. L’albero ha memoria e si ricorda di Quando era 1 tavolino Ingo Per questo ve lo propongo ad 1 prezzo che nenche in Congo Questo albero che si fece una storia Con un bel tronco di cicoria. Ve lo propongo ad 1 prezzo amico Questo albero così fico. Rami di sicurezza e treeair di serie Tan 10% Taeg 14% Salvo approvazione AlberelloBank #jogging dog Quello che potete ammirare è un raro esemplare di Jogging Dog, il cane grazie al quale sarà possibile dare un senso alla vostra corsetta mattutina. Sarà la sua ferocia del tutto professionale ad indurvi ad incrementare la deambulazione postnatale. Grazie ad un semplice esercizio ginnico ripetendo un anatema umbrofinnico sarà possibile usufruire del nostro dog a condizioni peperlizia. Tale esercizio consiste nello scavalcare una cancellata grazie a cui potremo ammirare il canino esemplare stimolare la nostra ghiandola pineale. L’anaerobica respirazione sarà misurata dai morsi che il nostro dog esibirà per aprire i nostri chakra. Jogging Dog è disponibile in varie forme e colori presso tutte le agenzie contraddistinte dal marchio Attenti al cane.

 

Mais ovvero il bambino che scendeva dai grattacieli

 

Nell'attico di un grattacielo sparato in mezzo alla città, sulla punta più alta dell'isola che si confonde col tessuto urbano, qualcuno si sta muovendo. Si sta muovendo, fra cactus e sedilsassi, su prati giganti e pavè piuma. Pezzi uretanici, solidificazioni cromatiche, risate e carezze permanenti.

Quattro anni, una proiezione murale alle spalle e una grande vetrata davanti agli occhi. Dietro un prato in cui un bambino dal caschetto biondo corre fra i girasoli, davanti tutto quello che si può vedere di una città dall'alto, evitando la fatica del volo.

Il piccolo spalanca gli occhi chiari davanti alle costruzioni che si stagliano nel cielo, spalanca gli occhi e si meraviglia. Dalla meraviglia nascono cose come fulmini molecolari: quelle palle luminose che ti entrano in casa, rimbalzano fra le pareti senza farti nulla e se ne escono lasciandoti inebetito. Un bambino che nasce con la meraviglia è una schiumata libera, un'espansione non pianificata, un'escursione cosmica.

 

I pezzi uretanici sono morbidissimi ma hanno un problema, nota il piccolo: non sono buoni da mordere, chi gli ha costruiti non aveva pensato al gusto, e a dire il vero neanche al profumo. Non sono certo come i giochi multisensoriali: tu li metti sotto i denti e loro si illuminano, emettono profumo e musichette, ti lasciano in bocca un gusto random alla frutta. Un gusto random, tipo che tu puoi fare delle scommesse con te stesso: vuoi vedere che questa volta becco la ciliegia? no, io ci gioco quello che vuoi che esce l'ananas!

Da grande che farai? l'osservatore di grattacieli? oppure tenterai di avvicinarli, con la vana speranza che mantengano sempre la stessa dimensione, come se a quattro anni non si sapesse che le cose lontane appaiono più piccole dandoti l'illusione di prenderle con le mani. È evidente che troppi confondono i bambini con gli animali, è evidente.

I grattacieli, pensa il piccolo, sono stati costruiti osservando le giraffe. Se una giraffa ha il collo lungo è per nutrirsi delle foglie degli alberi, se un grattacielo ha il collo lungo è per strappare pezzi di nuvola filata. Ci devono essere molte cose ai piedi di questi animali di vetro e metallo, molte cose, ma quali?

 

Cala la notte, la vetrata fotosensibile viene coperta da una tenda automatica, una tenda di lino rosa che scende senza fare il minimo rumore. Una voce di donna, preceduta dal suono di un carillon, invita il bambino a raggiungere il suo lettino. Ogni volta può scegliere: a) lettino classico; b) lettino nella parete; c) lettino aereo. Il primo non è per niente divertente, pensa il bimbo, il secondo è opprimente mentre il terzo è assolutamente fantastico. Dormire sospesi in un aereo come in un fermoimmagine. E ogni volta che devi fare la nanna lui si abbassa e ti viene a prendere, ti fa allacciare le cinture di sicurezza. Ti fa sentire il pilota di tutto quello che c'è dietro ai tuoi occhi.

 

La mattina si sveglia e la piccola tavola centrale, è imbandita: una tazza di latte di mandorle, frutta secca e frutta fresca, dolcetti ripieni di miele e marmellata. Tutto rigorosamente biologico, tutto proveniente da una natura materna. Impossibile sapere chi apparecchia la tavola, l'unica cosa che si sa è che si apre quattro volte al giorno, già pronta, con cibi sempre diversi, a cui nella maggior parte dei casi il bambino non sa attribuire un nome.

Un nuovo giorno da vivere, ancora a ripassare grattacieli con lo sguardo stupito, mentre lo schermo murale, come ogni mattina alle ore 9.00, trasmette per pochi minuti immagini di una donna. Una donna nuda in una piscina, che fa uscire gemendo un piccolo dal suo ventre. Rimane in piedi nell'acqua e, reciso il cordone, lo inizia al nuoto. Nascere nell'acqua dolce, che storia. E da una madre in piedi, non sottomessa ai meccanici vestiti di bianco.

 

Che poi sicuramente se lo chiederanno. Un bambino del genere, che invece di guardare la tv guarda la città, non è che ha battuto la testa? non è che è caduto dal seggiolone? insomma non è che ha subito qualche trauma nel corso della sua breve esistenza?

Il suo avvocato - che potrebbe essere benissimo il Sig. L*, visto l'amore e il culto del bimbo per il cioccolato dell'omonima ditta  - non dovrebbe difenderlo dalle cattive opinioni del contado?

 

 

 

Studio Legale Associato

"L* und S*"

Switzerland

 

 

Cari abitanti del profondo contado,

pur occupandoci soltanto di cioccolato e della difesa della bontà del medesimo dagli attacchi della concorrenza, abbiamo ugualmente deciso, in via del tutto eccezionale, di difendere un nostro piccolo cliente di anni quattro. Il piccolo è stato ingiustamente accusato, da persone non informate dei fatti, di essere un assiduo osservatore della città e questo a causa di traumi che avrebbe subito dopo la nascita. Con la presente intendiamo chiarire, una volta per tutte che:

- il piccolo non è mai caduto in vita sua, in ogni caso anche se ciò si fosse verificato sarebbe rimbalzato, visto l'arredamento

- il nostro cliente è dotato di un quoziente intellettivo superiore alla media, infatti più volte ci siamo rivolti a lui per consulenze di vario genere

- se il nostro cliente ama osservare la città non sono cazzi vostri, d'altronde ficcare il becco negli affari degli altri non è certo più costruttivo

 

Infine, il consiglio di amministrazione della ditta "L* und S*" ha deciso all'unanimità di sospendere la vendita del suo cioccolato a tutti i villani per la durata di secoli sette, a partire dal secolo prossimo venturo.

 

Il Sig. L*

 

 

p.s.   non vorrei essere al posto vostro

 

 

 

La città si accende, verticalità e macchie di luce, piccole finestre-pixel che si attivano e si disattivano in un attimo. Il piccolo mette in ordine le sue costruzioni sonore intanto lancia un'occhiata fuori: forse mi vogliono dire qualcosa, pensa, forse sono segni che io non ho imparato ancora a decifrare. Forse quando li avrò decifrati non sarò più qui, sarò laddove le luci provengono. Magari sarò io stesso ad inviare messaggi a quelli che vivono sulla punta dei grattacieli.

Segni, luci, messaggi. Roba da umani, non da extraterrestri come verrebbe da pensare: ci hanno provato un casino di volte a spedire satelliti ricoperti di geroglifici e gli alieni non hanno mai risposto. Secondo me, pensa il piccolo, gli extraterrestri - quelli avanzati, non i cafoni di periferia - non hanno certo bisogno di scrivere e di parlare per capirsi. Basta che si guardino o che si pensino. Cioè, io quando sarò grande voglio chiarire questa cosa pubblicamente e, che ne so, fondare tipo un'associazione per difenderli.

 

 

associazione per la difesa dell'extraterrestre cittadino (discorso del presidente)

 

 

cari umani,

 

ora io da piccolo ci ho sempre pensato a questa cosa:

gli extraterrestri sono più intelligenti di quello che si pensa, sono gente che ha studiato, gente seria che non legge i geroglifici scemi che gli mandano gli scienziati col camice bianco. ora io vorrei dire che è inutile che ci facciamo 'ste figure,  loro, gli alieni che stanno in città come noi, non usano i segni per comunicare, le luci, le lampadine! semplicemente si conoscono talmente bene che si capiscono al volo, anche a distanza,  avete capito o non avete capito? devo ripeterlo un'altra volta?

e poi vorrei chiarire un'altra cosa, cari umani:

chi l'ha detto che gli alieni vanno in giro con i dischi volanti? a chi è venuta in mente 'sta cosa? a qualche fanatico del frisbee, sicuro. sì, come se gli umani girassero per la galassia dentro i palloni da calcio o le mazze da baseball.

il bello è poi che poi ce la prendiamo con i bambini che hanno troppa fantasia! sapete quante volte mi hanno stressato nei  miei primi mesi di vita, con 'ste storie, in ogni caso: lunga vita agli extraterrestri cittadini, sono i migliori!

 

 

Sì, lo farò un discorso del genere - immagina col dito alla bocca - e tutti i grandi saranno lì ad ascoltarmi e a chiedersi perché non ci avevano pensato prima a tutte queste cose, che non ci voleva poi tanto. E allora saranno tutti in piedi ad applaudirmi, ma io non mi prenderò tutto il merito, io dirò che ci sono arrivato anche grazie a Camillo. Camillo? Sì, lui, ma arrivato a quel punto dovrò fermarmi e non dire nulla sul suo conto. Mi chiederanno se è uno scienziato, un intellettuale, un ministro, un cartomante, ma io - aggrotta le ciglia - non dirò nulla.

 

 

Sedersi sulla tavola è un attimo, eludere la fotocellula proteggi-bambino un giochetto, poi si viene risucchiati dal grattacielo e si finisce chissà dove.

Il piccolo non ha avuto ancora il tempo di pensarlo che è già in viaggio verso il basso. Comodo, come in un piccolo ascensore, fingendo di mimetizzarsi fra i piatti e le posate.

- Fai la faccina da forchetta! - ordina a se stesso.

Apre la bocca e mostra i denti come un coniglio.

- Quella da piatto!

Fa il muso lungo e si tira le guance.

- Quella da…  chicco di riso… ammuffito!

Al bambino viene fuori solo una smorfia.

Cavolo, senza volerlo mi è venuta la faccina giusta, pensa. Sto migliorando di giorno in giorno.

All'improvviso l'ascensorino si ferma e il vassoio sul quale è seduto incomincia a correre su un nastro trasportatore trascinandolo via. Direzione: la bocca di una grande lavastoviglie. Di solito nei film quando si esce da un intrigo prima o poi si finisce nell'immondizia. Lui invece no, deve finire immezzo ai piatti che si fanno la doccia. A tutto c'è un limite: il bimbo spicca un balzo e si ritrova nel bel mezzo di una grande cucina.

La cucina è deserta. Da una finestra filtra la luce. Il bimbo riesce a raggiugerla arrampicandosi su un lavandino, si accorge che è coperta solo da una zanzariera, un colpo ed è fuori.

Essere fuori, com'è diverso ora il mondo.

Essere scesi in basso, talmente in basso, da dover risalire persino un po', che così era troppo.

Essere usciti dalla propria casa immezzo alle nuvole seguendo la figura di un animale apparso in sogno, un'attrazione, quasi un richiamo.

Una città la si può vedere da tanti punti infondo, e magari dal basso sembra pure più alta, pensa. Infatti basta alzarli gli occhi, per non vederla, la punta dei grattacieli.

Basta poi entrare in una gelateria per assaggiarla, la punta dei grattacieli. E a casa non mi capita spesso, ché la mia tavola automatica non vuole darmi il vizio delle cose dolci di una certo livello.

Il bimbo entra nella gelateria più vicina, una gelateria siciliana, e ordina un sorbetto al limone. In questo momento, in questa intersezione di meridiani e paralleli urbani, avviene quello che avviene. Transel, Greta e Biagio, entrano a ritirare la loro vaschetta formato "famiglia allargata". Transel ha un improvviso giramento di testa ma non riesce ad individuare alcuna presenza anomala in quel luogo.

Il gelataio è un lontano cugino di Greta e i discorsi si sprecano. I panni di Greta che non asciugano, la lavatrice che si è mangiata le mutande di Transel, i soldi che non bastano mai. Intanto il bimbo ha già in mano il secondo sorbetto al limone e ascolta incuriosito i quattro. Nessuno l'ha notato, alla terza richiesta il gelataio esegue senza neanche sporgersi dal bancone. Incredibile, riuscire ad ordinare tre sorbetti senza essere visti, roba da fantasmini. Ma anche i fantasmini sbagliano o esagerano, succede quando cambiano improvvisamente il gusto del loro cono da passeggio n°4. Scusi potrei avere un cono al pompelmo rosa con un ciuffetto di panna?, chiede il bambino e scatta subito il terzo grado:

- Scusa bel bambino ce li hai i soldini? dove è finita la tua mamma?

- Non ti ricordi per caso dove abiti? il numero di casa?

- Cosa facciamo? chiamiamo la polizia, i servizi sociali, l'idraulico?

Ma Greta dice no, non chiamiamo nessuno, neanche la polizia, chè poi chissà che ne fanno, lo vendono intero oppure un organo per volta, se scoprono che non ha genitori. Oppure se lo mangiano, fa Transel, sostenendo che nelle forze dell'ordine ci sono gruppi di poliziotti neozelandesi. Oppure l'idraulico se lo prende e lo infila dentro i tubi, fa Biagio, tanto è piccolo, una specie di sonda umana.

- Scusate se vi interrompo - fa il bimbo - io sono qui perché volevo mangiare un po' di punta di grattacielo, ecco tutto, che problema c'è?

- Questo allora è proprio fuori - fa Biagio - secondo me si è sparato la trielina della mamma, che storia

- Portiamolo a casa - propone Greta - poi si vedrà

Il marmocchio segue la triade fino a casa. Saltella quasi. Sembrano simpatici questi tre tipi, pensa. Vestono male ma ci stanno dentro, non c'è che dire.

- Come ti chiami? - fa Transel

- Veramente non ricordo, devo aver sentito il mio nome una volta sola e dovevo essere molto distratto, probabilmente stavo succhiando latte di mandorle

- Quindi non hai un nome!

- Lo potremmo chiamare Microbo - propone Transel

- Oppure Microscopio - fa Biagio

- Oppure Microonde - fa Greta, pensando al primo oggetto della cucina

- Non importa, preferisco restare senza nome, forse un giorno di questi me lo ricorderò

- Dove abitavi prima?

- Su un grattacielo

- E chi stava con te, in punta a quel grattacielo? - domanda Transel

- Nessuno

- Vuoi dire che ti hanno abbandonato, ti hanno scaricato e se ne sono andati? - esclama Greta con senso materno

- No, non sono stato abbandonato

- Allora i tuoi sono schiattati, di brutto - fa Biagio -, han messo le mani nella 220 e sono rimasti stecchiti come zanzare

- No, sono vivi, almeno quando mi hanno lasciato lo erano. Sono stato io all'età di tre anni a dir loro che era meglio che se ne andassero, che potevo cavarmela da solo ormai

- Cazzo, l'indipendenza a 3 anni - fa Transel -, a quell'età i miei ancora si scervellavano sul colore del fiocco da mettere sulla porta: rosa o azzurro? Alla fine misero quello dell'uovo di Pasqua che era a pois, manco fosse nato un fungo!

- Sì, però non ce la conti giusta, vuoi dirci che in tre anni di vita ha sentito pronunciare il tuo nome una volta sola? ma dai!

- A dire il vero non sono sicuro di averlo sentito neanche una volta sola, a casa nostra non si parlava di solito

- Ho capito - insorge Biagio - voi eravate come i pesci che avevo nella vasca da bagno

- Come i fiori ermafroditi - fa Transel

- Come il tv-color quando si è cimito l'audio - fa Greta

- Sì, più o meno, diciamo che non parlavamo perché ci intendevamo all'istante, proprio come gli extraterrestri. Ho imparato a parlare grazie all'ausilio di programmi vocali

- Deve essere un casino bestemmiare in queste condizioni - fa Biagio - deve essere proprio un casino

Ma ormai era calata la notte sulla casa della triade, nel quartiere arabo della città. Il mormorio delle preghiere nella vicina moschea si sentiva appena. Allah, il Compassionevole, il Misericordioso, quel giorno aveva fatto arrivare un bambino a casa di Thransel, Greta e Biagio. E quel bambino ora aveva sonno.

- Scusate avete un letto-aereo?

- Nel senso di un letto che leggero?

- No, nel senso di un letto a forma di aereo

- No, li abbiamo finiti - fa Biagio sorridendo

- Allora come farò a dormire? non riuscirò a chiudere occhio!

I tre si guardano in modo interrogativo.

- Ci sarebbe il letto a castello di Biagio - fa Greta -, ci dormivano i suoi genitori dopo la separazione, dovrebbe essere abbastanza alto

- No, io devo dormire in qualcosa che sia adatto al volo

- E se fosse la vasca da bagno? L'ho vista volare in un film! - fa Biagio

- Sì, nel film di Mary Poppins! - sfottono gli altri due

- Dunque, vediamo - pensa Greta - ci deve essere… sì, ci deve essere una soluzione… e se fosse l'aquilone di Thransel?

- L'aquilone di Nunzio? - fa Biagio

- Sì, quello che gli hanno regalato al Trans Pride, è grande e resistente

- Reggerebbe un elefante - conferma lo stesso Transel

- Ok - fa il bambino sbadigliando

Eccolo l'aquilone, rovesciato, appeso al soffitto. Dentro ci dorme un bambino sceso da un grattacielo. I tre lo guardano, in silenzio. Allah è grande, Allah è misericordioso.

 

 

- Lo svegliamo?

- No, lasciamolo ancora un po' , sembra l'angioletto del presepe

- Però quello che sta sulla destra

- L'altro l'abbiamo rotto

Forse di questi tipi mi posso fidare, pensa il piccolo fingendo di dormire, sembrano buoni e poi se li ho incontrati ci sarà un motivo, no? nulla accade per caso. Neanche le colazioni si colazionano così, con un lancio di dado.

- Io non mangio questa roba - fa il piccolo - il latte animale mi fa male, il pane bianco sembra cartone e la marmellata con il 15% di frutta è uno scherzo, vero?

- Ma noi abbiamo sempre… - fa Greta mortificata

- Quand'ero piccolo niente colazione: un sorso di grappa e di corsa in magazzino! - aggiunge Biagio

Transel non sa che dire, lui che ha girato il mondo, ha conosciuto un pacco di gente, ha  vinto più volte i campionati di geografia interdistrettuali.

Transel si alza deciso.

Transel prende la borsa di Greta e scende a comprare.

Gli altri due ci rimangono: il capriccio di un bambino? il desiderio di un ospite? una rivelazione alimentare?

- Il pane viene fatto al mulino, la frutta essiccata al sole e la marmellata prodotta con frutta propria - legge Biagio - ma fammi il piacere! vorrei proprio vederli!

- Ci andremo un giorno, se vuoi - fa il bimbo

- E sì, non dirmi che non hanno neanche una piccola discarica, un inceneritore, un parente che vive vicino ad un ponte della ferrovia o vicino ad un mercato del bestiame…

- Spero di no - fa il bimbo - in ogni caso è tutto molto buono, no? non lo senti il sole passare sulla tua lingua?, stai mangiando raggi solari!, a me piacciono tanto i raggi solari, io li vorrei sempre da succhiare

- Nunzio anche lui vorrebbe tante belle cose da succhiare - allude Biagio

- Biagio, cosa stai dicendo? - fa Greta - sei davanti ad un bambino!

- Cosa vorrebbe succhiare Nunzio? - chiede il piccolo

- Niente, niente - fa Biagio

- Cosa vorrebbe succhiare Nunzio? - chiede il piccolo

- Niente, niente - fa Greta

- Cosa vorrebbe succhiare Nunzio? - chiede il piccolo

- Niente, niente - fa Transel

- Tanto io lo so che Nunzio vuole succhiare i cazzi! comunque non c'è niente di male, si vede che per lui sono come i raggi solari!

 

 

Mezzogiorno, la città la si può vedere dall'alto per poco, a bordo di un elicottero delle linee metropolitane. Si può vedere il piccolo quartiere affollato in cui è finito il bimbo e tutto quello che lo circonda. Le grandi gru e i carpentieri equilibristi sulle armature di metallo. I riflessi delle vetrate dei grattacieli che nascondono gli uffici dei colletti bianchi, i quartieri generali delle compagnie, le redazioni dei giornali. Le auto sembrano rettangolini, gli uomini puntini, i cani virgole.

Una sola, grande, immensa città che si è ingoiata tutto e ha dimenticato i confini - pensa il giovane pilota - che non ha scelto una direzione ma l'ha scelte tutte, che ha guardato il cielo e ha pensato di sfidarlo, che ha guardato l'universo e ha pensato che infondo si poteva ricostruirlo. L'orizzonte la città l'ha barattato con il vertice poi ha detto a tutti: se proprio non ce la fate piegate la testa da un lato, raggiunti i 90° fissate le mie luci e avrete alba e tramonto condensati. E un giorno la pioggia, la neve e tutte le intemperie - prevede il pilota - non saranno che concessioni fatte dai territori urbani a quelli celesti, perchè tutti gli eventi atmosferici saranno perfettamente regolabili. L'ufficio meteorologico alzerà il naso e dirà: "oggi brezza marina" oppure "oggi cielo a pecorelle" oppure "oggi aurora boreale". E allora tutti rimarranno a contemplare la città fuoco artificiale, la città che che ha sconfitto il caso, la città che si può vedere dall'alto per poco, a bordo del mio elicottero, a bordo di un elicottero delle linee metropolitane. Questo pensa il pilota ronzando sulle teste della triade e del piccolo, scesi dopo la sofferta colazione nella foresta urbana. Capannelli di gente di colore che traffica, signore con le borse della spesa gonfie e pesanti, studenti con le t-shirt slabbrate addosso, professionisti con le valigette e gli occhiali scuri.

Transel addocchia Vlad, fa finta di niente, cerca di girare al largo, ma è inutile, non riesce ad evitarlo.

- Ciao grassone, - esordisce Vlad con gli occhi rossi - è da un po' che non ti ci si vede! E questa chi è la tua famigliola?

- …   -  Transel non sa che dire, la situazione è imbarazzante.

- senti non è che ne avresti ancora di quel…

- Vlad - interrompe Transel - sono solo le due di pomeriggio e sei già preso malissimo…

- Sì - fa il piccolo a sorpresa - e poi perché sei vestito tutto di nero? ti fai ancora la cacca addosso per caso?

La triade cerca di nascondere le risa senza troppo successo.

- E questo chi è? dove l'avete preso? l'avete prodotto nel vostro minchia di laboratorio o che cosa?

- …  -

- No io sono sceso da un grattacielo - prova a spiegare il bimbo

- Sì anch'io sono sceso, anzi mi sono calato, un grattacielo intero nelle mie vene e ora ce l'ho in circolo, ascensori e tutto

- Eh?

- Sì, non le vedi le donne delle pulizie che si dribblano i miei globuli rossi? non le vedi che prendono il manico dello scopone e se lo infilano…

- Andiamo, andiamo - fa Greta - prendendo il bambino per mano.

- Ritorna dalla mamma che è meglio!

Il piccolo si gira verso Vlad.

Lo guarda negli occhi.

Allunga la lingua.

- oh?!? - fa Vlad ma non riesce a muoversi, solo a balbettare poche parole. E quel cazzo di poppante, pensa, è come se fosse apparso per complicare tutto e per avvicinarlo all'esaurimento, all'isolamento della causa, alla moltiplicazione per uno.

 

 

- Giurin-giuretta.

- Se vi vedo prendere qualcosa o attaccarvi ad un carrello scappo! oppure mi nascondo in una confezione a caso e vi tocca aprirle tutte!

- Promesso - fa Greta - ci entriamo come turisti, si guarda e basta.

La porta automatica dell'hard-discount si apre ed eccoli dentro tutti quattro, lo sbarco è durato una frazione di secondo. Il piccolo è immobile con gli occhi spalancati.

- Che ti è successo? - fa Biagio - è la Madonna che stai vedendo? i numeri, devi farti dare i numeri!

- No, è che non avevo mai visto un posto così.

- Così come?

- Così colorato. Sapevo che c'erano tante cose, ma non le avevo mai viste tutte assieme!

- Certo che era ben sfigato 'sto bambino - fa Biagio - neanche al supermercato lo portavano!

A Greta scende quasi una lacrima.

- E pensare - prosegue Biagio - che io ci andavo tutti i fine settimana! l'asilo chiudeva e i miei mi scaricavano nel reparto elettrodomestici così io potevo giocare coi cartoni dei congelatori.

- Eh?

- Sì, i cartoni da imballaggio, li recuperavo per costruirmi la fattoria nel reparto frutta e verdura. I commessi mi conoscevano e non scassavano.

Tutte quelle scatole ordinate e disordinate appaiono agli occhi del bambino pezzi di un grande gioco.

- Forse quando sarò cresciuto potrò giocarci anch'io… - fa il piccolo indicando il tutto con il dito. I commessi con il loro camice sembrano arbitri e le casse macchine per contare i punti.

- Sì - dice Transel afferrando - diciamo che tu c'hai un tot di punti e devi riuscire a prendere più roba di un altro.

La visita prosegue. Scaffali a non finire. Il piccolo si lascia trasportare. Colori ovunque ma all'improvviso si blocca davanti ad una costruzione di scatole gialle:

- Ecco! Ecco! Ecco! - fa il bimbo indicando le etichette una ad una col ditino come un ossesso.

- Eh?

- Trallallà trallallà trallallà - canticchia correndo attorno allo scatolame che c'è il rischio venga giù tutto.

- Nunzio, un medico!

- No, ho scoperto…

- Che ti ha morso una zanzara scema? Nunzio!

- Ho scoperto…

- Cosa?

- Il mio nome!

- Uhm… e sarebbe?

- Non sapete leggere sulle scatole?

- Eh?!?

- Io mi chiamo MAIS!

- Oddio - fa Greta - tenetemi che sto svenendo, tenetemi, tenetemi…

- Mais, ora ricordo, come ho fatto a dimenticarlo, un nome così bello!

Greta perde i sensi. Una sirena. Qualcuno che la porta via.

 

Che quel bambino si chiami così, come una scatoletta con la pannocchia  proprio non riesce a mandarlo giù. Se fosse mio figlio, pensa Greta collassata, saprei trovargli un nome all’onor del mondo. Invece no, lamenta Greta, a noi donne ci tocca solo di fare le serve, lavare mutande e calzini e di soddisfazioni manco a parlarne.

 

"Mais", Transel lo sa, è un nome tutt'altro che stupido e/o strano. Biagio invece rimane contraddetto, castrato dal fatto di non aver potuto dire la sua:

- Sì, e i tuoi genitori come si chiamano? Carciofino Sott'Olio e Melanzana Ripiena?


 

 

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