![]() Flowersperma my flowersperma sgorga abbondante & profumato eau de toilette in my hand liquidodivino me lo spalmo addosso cremoso felloso appiccicoso l'han prodotto i miei golosinsetti e odora di fiore cazzuto di manico legnoso che ti sbatto dentro fino in fondo e ti faccio urlare ti faccio urlare ti faccio urlare che viene giù l'intera volta celestuosa & skyleste esto liquidodivino è facto per le stelle delle astronaute che si toccano vogliose con le astrodita è facto per un greenplanet pieno di donne con capezzoli polynesiani nei quali tuffarsi con cazzi immensi e mangiare gelati al limone e sentire la vita che scorre e si espande infondo alla tua figadilatata voglio versare litri di latte mandorlato spermato macchiato caldo nel tuo buco voglio versare il piacere in tutti i physici stati della materia my flowersperma sgorga abbondante & profumato eau de toilette in my hand liquidodivino me lo spalmo addosso cremoso felloso appiccicoso l'han prodotto i miei golosinsetti e odora di fiore cazzuto di manico legnoso che ti sbatto dentro fino in fondo e ti faccio cangurare ti faccio cangurare ti faccio cangurare che viene giù l'intera volta eucaliptosa & koaleste esto liquidomarino è facto per gli atolli delle argonaute che si atollano vogliose con le argodita è facto per un pinkplanet pieno di mamme con capezzoli melanesiani nei quali tuffarsi con cazzi immensi e succhiare frullati al lampone infondo alla tua figasfondata voglio versare litri di latte mandorlato spermato macchiato caldo nel tuo buco voglio versare il piacere in tutti i physici stati della materia my flowersperma sgorga abbondante & profumato eau de toilette in my hand liquidodivino me lo spalmo addosso cremoso felloso appiccicoso l'han prodotto i miei golosinsetti e odora di fiore cazzuto di manico legnoso che ti sbatto dentro Mais ovvero il bambino che scendeva dai grattacieli Nell'attico di un grattacielo sparato in mezzo alla città, sulla
punta più alta dell'isola che si confonde col tessuto urbano, qualcuno si sta muovendo.
Si sta muovendo, fra cactus e sedilsassi, su prati giganti e pavè piuma. Pezzi
uretanici, solidificazioni cromatiche, risate e carezze permanenti. Quattro anni, una proiezione murale alle spalle e una grande
vetrata davanti agli occhi. Dietro un prato in cui un bambino dal caschetto
biondo corre fra i girasoli, davanti tutto quello che si può vedere di una
città dall'alto, evitando la fatica del volo. Il piccolo spalanca gli occhi chiari davanti alle costruzioni
che si stagliano nel cielo, spalanca gli occhi e si meraviglia. Dalla
meraviglia nascono cose come fulmini molecolari: quelle palle luminose che ti
entrano in casa, rimbalzano fra le pareti senza farti nulla e se ne escono
lasciandoti inebetito. Un bambino che nasce con la meraviglia è una schiumata
libera, un'espansione non pianificata, un'escursione cosmica. I pezzi uretanici sono morbidissimi ma hanno un problema, nota
il piccolo: non sono buoni da mordere, chi gli ha costruiti non aveva pensato
al gusto, e a dire il vero neanche al profumo. Non sono certo come i giochi
multisensoriali: tu li metti sotto i denti e loro si illuminano, emettono
profumo e musichette, ti lasciano in bocca un gusto random alla frutta. Un
gusto random, tipo che tu puoi fare delle scommesse con te stesso: vuoi vedere
che questa volta becco la ciliegia? no, io ci gioco quello che vuoi che esce
l'ananas! Da grande che farai? l'osservatore di grattacieli? oppure
tenterai di avvicinarli, con la vana speranza che mantengano sempre la stessa
dimensione, come se a quattro anni non si sapesse che le cose lontane appaiono
più piccole dandoti l'illusione di prenderle con le mani. È evidente che troppi
confondono i bambini con gli animali, è evidente. I grattacieli, pensa il piccolo, sono stati costruiti osservando
le giraffe. Se una giraffa ha il collo lungo è per nutrirsi delle foglie degli
alberi, se un grattacielo ha il collo lungo è per strappare pezzi di nuvola
filata. Ci devono essere molte cose ai piedi di questi animali di vetro e
metallo, molte cose, ma quali? Cala la notte, la vetrata fotosensibile viene coperta da una
tenda automatica, una tenda di lino rosa che scende senza fare il minimo
rumore. Una voce di donna, preceduta dal suono di un carillon, invita il
bambino a raggiungere il suo lettino. Ogni volta può scegliere: a) lettino
classico; b) lettino nella parete; c) lettino aereo. Il primo non è per niente
divertente, pensa il bimbo, il secondo è opprimente mentre il terzo è
assolutamente fantastico. Dormire sospesi in un aereo come in un fermoimmagine.
E ogni volta che devi fare la nanna lui si abbassa e ti viene a prendere, ti fa
allacciare le cinture di sicurezza. Ti fa sentire il pilota di tutto quello che
c'è dietro ai tuoi occhi. La mattina si sveglia e la piccola tavola centrale, è imbandita:
una tazza di latte di mandorle, frutta secca e frutta fresca, dolcetti ripieni
di miele e marmellata. Tutto rigorosamente biologico, tutto proveniente da una
natura materna. Impossibile sapere chi apparecchia la tavola, l'unica cosa che
si sa è che si apre quattro volte al giorno, già pronta, con cibi sempre
diversi, a cui nella maggior parte dei casi il bambino non sa attribuire un
nome. Un nuovo giorno da vivere, ancora a ripassare grattacieli con lo
sguardo stupito, mentre lo schermo murale, come ogni mattina alle ore 9.00,
trasmette per pochi minuti immagini di una donna. Una donna nuda in una
piscina, che fa uscire gemendo un piccolo dal suo ventre. Rimane in piedi
nell'acqua e, reciso il cordone, lo inizia al nuoto. Nascere nell'acqua dolce,
che storia. E da una madre in piedi, non sottomessa ai meccanici vestiti di
bianco. Che poi sicuramente se lo chiederanno. Un bambino del genere,
che invece di guardare la tv guarda la città, non è che ha battuto la testa?
non è che è caduto dal seggiolone? insomma non è che ha subito qualche trauma
nel corso della sua breve esistenza? Il suo avvocato - che potrebbe essere benissimo il Sig. L*,
visto l'amore e il culto del bimbo per il cioccolato dell'omonima ditta -
non dovrebbe difenderlo dalle cattive opinioni del contado? Studio Legale Associato "L* und S*" Switzerland Cari abitanti del profondo contado, pur occupandoci soltanto di cioccolato e della difesa della
bontà del medesimo dagli attacchi della concorrenza, abbiamo ugualmente deciso,
in via del tutto eccezionale, di difendere un nostro piccolo cliente di anni
quattro. Il piccolo è stato ingiustamente accusato, da persone non informate
dei fatti, di essere un assiduo osservatore della città e questo a causa di
traumi che avrebbe subito dopo la nascita. Con la presente intendiamo chiarire,
una volta per tutte che: - il piccolo non è mai caduto in vita sua, in ogni caso anche se
ciò si fosse verificato sarebbe rimbalzato, visto l'arredamento - il nostro cliente è dotato di un quoziente intellettivo
superiore alla media, infatti più volte ci siamo rivolti a lui per consulenze
di vario genere - se il nostro cliente ama osservare la città non sono cazzi
vostri, d'altronde ficcare il becco negli affari degli altri non è certo più
costruttivo Infine, il consiglio di amministrazione della ditta "L* und
S*" ha deciso all'unanimità di sospendere la vendita del suo cioccolato a
tutti i villani per la durata di secoli sette, a partire dal secolo prossimo
venturo. Il Sig. L* p.s. non vorrei essere al posto vostro La città si accende, verticalità e macchie di luce, piccole
finestre-pixel che si attivano e si disattivano in un attimo. Il piccolo mette
in ordine le sue costruzioni sonore intanto lancia un'occhiata fuori: forse mi vogliono
dire qualcosa, pensa, forse sono segni che io non ho imparato ancora a
decifrare. Forse quando li avrò decifrati non sarò più qui, sarò laddove le
luci provengono. Magari sarò io stesso ad inviare messaggi a quelli che vivono
sulla punta dei grattacieli. Segni, luci, messaggi. Roba da umani, non da extraterrestri come
verrebbe da pensare: ci hanno provato un casino di volte a spedire satelliti
ricoperti di geroglifici e gli alieni non hanno mai risposto. Secondo me, pensa
il piccolo, gli extraterrestri - quelli avanzati, non i cafoni di periferia -
non hanno certo bisogno di scrivere e di parlare per capirsi. Basta che si
guardino o che si pensino. Cioè, io quando sarò grande voglio chiarire questa
cosa pubblicamente e, che ne so, fondare tipo un'associazione per difenderli. associazione per la difesa dell'extraterrestre cittadino
(discorso del presidente) cari umani, ora io da piccolo ci ho sempre pensato a questa cosa: gli extraterrestri sono più intelligenti di quello che si pensa,
sono gente che ha studiato, gente seria che non legge i geroglifici scemi che
gli mandano gli scienziati col camice bianco. ora io vorrei dire che è inutile
che ci facciamo 'ste figure, loro, gli alieni che stanno in città come
noi, non usano i segni per comunicare, le luci, le lampadine! semplicemente si
conoscono talmente bene che si capiscono al volo, anche a distanza, avete
capito o non avete capito? devo ripeterlo un'altra volta? e poi vorrei chiarire un'altra cosa, cari umani: chi l'ha detto che gli alieni vanno in giro con i dischi
volanti? a chi è venuta in mente 'sta cosa? a qualche fanatico del frisbee,
sicuro. sì, come se gli umani girassero per la galassia dentro i palloni da
calcio o le mazze da baseball. il bello è poi che poi ce la prendiamo con i bambini che hanno
troppa fantasia! sapete quante volte mi hanno stressato nei miei primi
mesi di vita, con 'ste storie, in ogni caso: lunga vita agli extraterrestri
cittadini, sono i migliori! Sì, lo farò un discorso del genere - immagina col dito alla
bocca - e tutti i grandi saranno lì ad ascoltarmi e a chiedersi perché non ci
avevano pensato prima a tutte queste cose, che non ci voleva poi tanto. E
allora saranno tutti in piedi ad applaudirmi, ma io non mi prenderò tutto il
merito, io dirò che ci sono arrivato anche grazie a Camillo. Camillo? Sì, lui,
ma arrivato a quel punto dovrò fermarmi e non dire nulla sul suo conto. Mi
chiederanno se è uno scienziato, un intellettuale, un ministro, un cartomante,
ma io - aggrotta le ciglia - non dirò nulla. Sedersi sulla tavola è un attimo, eludere la fotocellula
proteggi-bambino un giochetto, poi si viene risucchiati dal grattacielo e si
finisce chissà dove. Il piccolo non ha avuto ancora il tempo di pensarlo che è già in
viaggio verso il basso. Comodo, come in un piccolo ascensore, fingendo di
mimetizzarsi fra i piatti e le posate. - Fai la faccina da forchetta! - ordina a se stesso. Apre la bocca e mostra i denti come un coniglio. - Quella da piatto! Fa il muso lungo e si tira le guance. - Quella da… chicco di riso… ammuffito! Al bambino viene fuori solo una smorfia. Cavolo, senza volerlo mi è venuta la faccina giusta, pensa. Sto
migliorando di giorno in giorno. All'improvviso l'ascensorino si ferma e il vassoio sul quale è
seduto incomincia a correre su un nastro trasportatore trascinandolo via.
Direzione: la bocca di una grande lavastoviglie. Di solito nei film quando si
esce da un intrigo prima o poi si finisce nell'immondizia. Lui invece no, deve
finire immezzo ai piatti che si fanno la doccia. A tutto c'è un limite: il
bimbo spicca un balzo e si ritrova nel bel mezzo di una grande cucina. La cucina è deserta. Da una finestra filtra la luce. Il bimbo
riesce a raggiugerla arrampicandosi su un lavandino, si accorge che è coperta
solo da una zanzariera, un colpo ed è fuori. Essere fuori, com'è diverso ora il mondo. Essere scesi in basso, talmente in basso, da dover risalire
persino un po', che così era troppo. Essere usciti dalla propria casa immezzo alle nuvole seguendo la
figura di un animale apparso in sogno, un'attrazione, quasi un richiamo. Una città la si può vedere da tanti punti infondo, e magari dal
basso sembra pure più alta, pensa. Infatti basta alzarli gli occhi, per non
vederla, la punta dei grattacieli. Basta poi entrare in una gelateria per assaggiarla, la punta dei
grattacieli. E a casa non mi capita spesso, ché la mia tavola automatica non
vuole darmi il vizio delle cose dolci di una certo livello. Il bimbo entra nella gelateria più vicina, una gelateria
siciliana, e ordina un sorbetto al limone. In questo momento, in questa
intersezione di meridiani e paralleli urbani, avviene quello che avviene.
Transel, Greta e Biagio, entrano a ritirare la loro vaschetta formato
"famiglia allargata". Transel ha un improvviso giramento di testa ma
non riesce ad individuare alcuna presenza anomala in quel luogo. Il gelataio è un lontano cugino di Greta e i discorsi si
sprecano. I panni di Greta che non asciugano, la lavatrice che si è mangiata le
mutande di Transel, i soldi che non bastano mai. Intanto il bimbo ha già in
mano il secondo sorbetto al limone e ascolta incuriosito i quattro. Nessuno
l'ha notato, alla terza richiesta il gelataio esegue senza neanche sporgersi
dal bancone. Incredibile, riuscire ad ordinare tre sorbetti senza essere visti,
roba da fantasmini. Ma anche i fantasmini sbagliano o esagerano, succede quando
cambiano improvvisamente il gusto del loro cono da passeggio n°4. Scusi potrei
avere un cono al pompelmo rosa con un ciuffetto di panna?, chiede il bambino e
scatta subito il terzo grado: - Scusa bel bambino ce li hai i soldini? dove è finita la tua
mamma? - Non ti ricordi per caso dove abiti? il numero di casa? - Cosa facciamo? chiamiamo la polizia, i servizi sociali,
l'idraulico? Ma Greta dice no, non chiamiamo nessuno, neanche la polizia, chè
poi chissà che ne fanno, lo vendono intero oppure un organo per volta, se
scoprono che non ha genitori. Oppure se lo mangiano, fa Transel, sostenendo che
nelle forze dell'ordine ci sono gruppi di poliziotti neozelandesi. Oppure
l'idraulico se lo prende e lo infila dentro i tubi, fa Biagio, tanto è piccolo,
una specie di sonda umana. - Scusate se vi interrompo - fa il bimbo - io sono qui perché
volevo mangiare un po' di punta di grattacielo, ecco tutto, che problema c'è? - Questo allora è proprio fuori - fa Biagio - secondo me si è
sparato la trielina della mamma, che storia - Portiamolo a casa - propone Greta - poi si vedrà Il marmocchio segue la triade fino a casa. Saltella quasi. Sembrano
simpatici questi tre tipi, pensa. Vestono male ma ci stanno dentro, non c'è che
dire. - Come ti chiami? - fa Transel - Veramente non ricordo, devo aver sentito il mio nome una volta
sola e dovevo essere molto distratto, probabilmente stavo succhiando latte di
mandorle - Quindi non hai un nome! - Lo potremmo chiamare Microbo - propone Transel - Oppure Microscopio - fa Biagio - Oppure Microonde - fa Greta, pensando al primo oggetto della
cucina - Non importa, preferisco restare senza nome, forse un giorno di
questi me lo ricorderò - Dove abitavi prima? - Su un grattacielo - E chi stava con te, in punta a quel grattacielo? - domanda
Transel - Nessuno - Vuoi dire che ti hanno abbandonato, ti hanno scaricato e se ne
sono andati? - esclama Greta con senso materno - No, non sono stato abbandonato - Allora i tuoi sono schiattati, di brutto - fa Biagio -, han
messo le mani nella 220 e sono rimasti stecchiti come zanzare - No, sono vivi, almeno quando mi hanno lasciato lo erano. Sono
stato io all'età di tre anni a dir loro che era meglio che se ne andassero, che
potevo cavarmela da solo ormai - Cazzo, l'indipendenza a 3 anni - fa Transel -, a quell'età i
miei ancora si scervellavano sul colore del fiocco da mettere sulla porta: rosa
o azzurro? Alla fine misero quello dell'uovo di Pasqua che era a pois, manco
fosse nato un fungo! - Sì, però non ce la conti giusta, vuoi dirci che in tre anni di
vita ha sentito pronunciare il tuo nome una volta sola? ma dai! - A dire il vero non sono sicuro di averlo sentito neanche una
volta sola, a casa nostra non si parlava di solito - Ho capito - insorge Biagio - voi eravate come i pesci che
avevo nella vasca da bagno - Come i fiori ermafroditi - fa Transel - Come il tv-color quando si è cimito l'audio - fa Greta - Sì, più o meno, diciamo che non parlavamo perché ci
intendevamo all'istante, proprio come gli extraterrestri. Ho imparato a parlare
grazie all'ausilio di programmi vocali - Deve essere un casino bestemmiare in queste condizioni - fa
Biagio - deve essere proprio un casino Ma ormai era calata la notte sulla casa della triade, nel
quartiere arabo della città. Il mormorio delle preghiere nella vicina moschea
si sentiva appena. Allah, il Compassionevole, il Misericordioso, quel giorno
aveva fatto arrivare un bambino a casa di Thransel, Greta e Biagio. E quel
bambino ora aveva sonno. - Scusate avete un letto-aereo? - Nel senso di un letto che leggero? - No, nel senso di un letto a forma di aereo - No, li abbiamo finiti - fa Biagio sorridendo - Allora come farò a dormire? non riuscirò a chiudere occhio! I tre si guardano in modo interrogativo. - Ci sarebbe il letto a castello di Biagio - fa Greta -, ci
dormivano i suoi genitori dopo la separazione, dovrebbe essere abbastanza alto - No, io devo dormire in qualcosa che sia adatto al volo - E se fosse la vasca da bagno? L'ho vista volare in un film! -
fa Biagio - Sì, nel film di Mary Poppins! - sfottono gli altri due - Dunque, vediamo - pensa Greta - ci deve essere… sì, ci deve
essere una soluzione… e se fosse l'aquilone di Thransel? - L'aquilone di Nunzio? - fa Biagio - Sì, quello che gli hanno regalato al Trans Pride, è grande e
resistente - Reggerebbe un elefante - conferma lo stesso Transel - Ok - fa il bambino sbadigliando Eccolo l'aquilone, rovesciato, appeso al soffitto. Dentro ci
dorme un bambino sceso da un grattacielo. I tre lo guardano, in silenzio. Allah
è grande, Allah è misericordioso. - Lo svegliamo? - No, lasciamolo ancora un po' , sembra l'angioletto del presepe - Però quello che sta sulla destra - L'altro l'abbiamo rotto Forse di questi tipi mi posso fidare, pensa il piccolo fingendo
di dormire, sembrano buoni e poi se li ho incontrati ci sarà un motivo, no?
nulla accade per caso. Neanche le colazioni si colazionano così, con un lancio
di dado. - Io non mangio questa roba - fa il piccolo - il latte animale
mi fa male, il pane bianco sembra cartone e la marmellata con il 15% di frutta
è uno scherzo, vero? - Ma noi abbiamo sempre… - fa Greta mortificata - Quand'ero piccolo niente colazione: un sorso di grappa e di
corsa in magazzino! - aggiunge Biagio Transel non sa che dire, lui che ha girato il mondo, ha
conosciuto un pacco di gente, ha vinto più volte i campionati di
geografia interdistrettuali. Transel si alza deciso. Transel prende la borsa di Greta e scende a comprare. Gli altri due ci rimangono: il capriccio di un bambino? il
desiderio di un ospite? una rivelazione alimentare? - Il pane viene fatto al mulino, la frutta essiccata al sole e
la marmellata prodotta con frutta propria - legge Biagio - ma fammi il piacere!
vorrei proprio vederli! - Ci andremo un giorno, se vuoi - fa il bimbo - E sì, non dirmi che non hanno neanche una piccola discarica,
un inceneritore, un parente che vive vicino ad un ponte della ferrovia o vicino
ad un mercato del bestiame… - Spero di no - fa il bimbo - in ogni caso è tutto molto buono,
no? non lo senti il sole passare sulla tua lingua?, stai mangiando raggi
solari!, a me piacciono tanto i raggi solari, io li vorrei sempre da succhiare - Nunzio anche lui vorrebbe tante belle cose da succhiare -
allude Biagio - Biagio, cosa stai dicendo? - fa Greta - sei davanti ad un
bambino! - Cosa vorrebbe succhiare Nunzio? - chiede il piccolo - Niente, niente - fa Biagio - Cosa vorrebbe succhiare Nunzio? - chiede il piccolo - Niente, niente - fa Greta - Cosa vorrebbe succhiare Nunzio? - chiede il piccolo - Niente, niente - fa Transel - Tanto io lo so che Nunzio vuole succhiare i cazzi! comunque
non c'è niente di male, si vede che per lui sono come i raggi solari! Mezzogiorno, la città la si può vedere dall'alto per poco, a
bordo di un elicottero delle linee metropolitane. Si può vedere il piccolo
quartiere affollato in cui è finito il bimbo e tutto quello che lo circonda. Le
grandi gru e i carpentieri equilibristi sulle armature di metallo. I riflessi
delle vetrate dei grattacieli che nascondono gli uffici dei colletti bianchi, i
quartieri generali delle compagnie, le redazioni dei giornali. Le auto sembrano
rettangolini, gli uomini puntini, i cani virgole. Una sola, grande, immensa città che si è ingoiata tutto e ha
dimenticato i confini - pensa il giovane pilota - che non ha scelto una
direzione ma l'ha scelte tutte, che ha guardato il cielo e ha pensato di
sfidarlo, che ha guardato l'universo e ha pensato che infondo si poteva
ricostruirlo. L'orizzonte la città l'ha barattato con il vertice poi ha detto a
tutti: se proprio non ce la fate piegate la testa da un lato, raggiunti i 90°
fissate le mie luci e avrete alba e tramonto condensati. E un giorno la
pioggia, la neve e tutte le intemperie - prevede il pilota - non saranno che
concessioni fatte dai territori urbani a quelli celesti, perchè tutti gli
eventi atmosferici saranno perfettamente regolabili. L'ufficio meteorologico alzerà
il naso e dirà: "oggi brezza marina" oppure "oggi cielo a
pecorelle" oppure "oggi aurora boreale". E allora tutti
rimarranno a contemplare la città fuoco artificiale, la città che che ha
sconfitto il caso, la città che si può vedere dall'alto per poco, a bordo del
mio elicottero, a bordo di un elicottero delle linee metropolitane. Questo
pensa il pilota ronzando sulle teste della triade e del piccolo, scesi dopo la
sofferta colazione nella foresta urbana. Capannelli di gente di colore che
traffica, signore con le borse della spesa gonfie e pesanti, studenti con le
t-shirt slabbrate addosso, professionisti con le valigette e gli occhiali
scuri. Transel addocchia Vlad, fa finta di niente, cerca di girare al
largo, ma è inutile, non riesce ad evitarlo. - Ciao grassone, - esordisce Vlad con gli occhi rossi - è da un
po' che non ti ci si vede! E questa chi è la tua famigliola? - … - Transel non sa che dire, la situazione è
imbarazzante. - senti non è che ne avresti ancora di quel… - Vlad - interrompe Transel - sono solo le due di pomeriggio e
sei già preso malissimo… - Sì - fa il piccolo a sorpresa - e poi perché sei vestito tutto
di nero? ti fai ancora la cacca addosso per caso? La triade cerca di nascondere le risa senza troppo successo. - E questo chi è? dove l'avete preso? l'avete prodotto nel
vostro minchia di laboratorio o che cosa? - … - - No io sono sceso da un grattacielo - prova a spiegare il bimbo - Sì anch'io sono sceso, anzi mi sono calato, un grattacielo intero
nelle mie vene e ora ce l'ho in circolo, ascensori e tutto - Eh? - Sì, non le vedi le donne delle pulizie che si dribblano i miei
globuli rossi? non le vedi che prendono il manico dello scopone e se lo
infilano… - Andiamo, andiamo - fa Greta - prendendo il bambino per mano. - Ritorna dalla mamma che è meglio! Il piccolo si gira verso Vlad. Lo guarda negli occhi. Allunga la lingua. - oh?!? - fa Vlad ma non riesce a muoversi, solo a balbettare poche
parole. E quel cazzo di poppante, pensa, è come se fosse apparso per complicare
tutto e per avvicinarlo all'esaurimento, all'isolamento della causa, alla
moltiplicazione per uno. - Giurin-giuretta. - Se vi vedo prendere qualcosa o attaccarvi ad un carrello
scappo! oppure mi nascondo in una confezione a caso e vi tocca aprirle tutte! - Promesso - fa Greta - ci entriamo come turisti, si guarda e
basta. La porta automatica dell'hard-discount si apre ed eccoli dentro
tutti quattro, lo sbarco è durato una frazione di secondo. Il piccolo è
immobile con gli occhi spalancati. - Che ti è successo? - fa Biagio - è la Madonna che stai
vedendo? i numeri, devi farti dare i numeri! - No, è che non avevo mai visto un posto così. - Così come? - Così colorato. Sapevo che c'erano tante cose, ma non le avevo
mai viste tutte assieme! - Certo che era ben sfigato 'sto bambino - fa Biagio - neanche
al supermercato lo portavano! A Greta scende quasi una lacrima. - E pensare - prosegue Biagio - che io ci andavo tutti i fine
settimana! l'asilo chiudeva e i miei mi scaricavano nel reparto
elettrodomestici così io potevo giocare coi cartoni dei congelatori. - Eh? - Sì, i cartoni da imballaggio, li recuperavo per costruirmi la
fattoria nel reparto frutta e verdura. I commessi mi conoscevano e non
scassavano. Tutte quelle scatole ordinate e disordinate appaiono agli occhi
del bambino pezzi di un grande gioco. - Forse quando sarò cresciuto potrò giocarci anch'io… - fa il
piccolo indicando il tutto con il dito. I commessi con il loro camice sembrano
arbitri e le casse macchine per contare i punti. - Sì - dice Transel afferrando - diciamo che tu c'hai un tot di
punti e devi riuscire a prendere più roba di un altro. La visita prosegue. Scaffali a non finire. Il piccolo si lascia
trasportare. Colori ovunque ma all'improvviso si blocca davanti ad una
costruzione di scatole gialle: - Ecco! Ecco! Ecco! - fa il bimbo indicando le etichette una ad
una col ditino come un ossesso. - Eh? - Trallallà trallallà trallallà - canticchia correndo attorno
allo scatolame che c'è il rischio venga giù tutto. - Nunzio, un medico! - No, ho scoperto… - Che ti ha morso una zanzara scema? Nunzio! - Ho scoperto… - Cosa? - Il mio nome! - Uhm… e sarebbe? - Non sapete leggere sulle scatole? - Eh?!? - Io mi chiamo MAIS! - Oddio - fa Greta - tenetemi che sto svenendo, tenetemi,
tenetemi… - Mais, ora ricordo, come ho fatto a dimenticarlo, un nome così
bello! Greta perde i sensi. Una sirena. Qualcuno che la porta via. Che quel bambino si chiami così, come una scatoletta con la
pannocchia proprio non riesce a mandarlo giù. Se fosse mio figlio, pensa
Greta collassata, saprei trovargli un nome all’onor del mondo. Invece no,
lamenta Greta, a noi donne ci tocca solo di fare le serve, lavare mutande e
calzini e di soddisfazioni manco a parlarne. "Mais", Transel lo sa, è un nome tutt'altro che
stupido e/o strano. Biagio invece rimane contraddetto, castrato dal fatto di
non aver potuto dire la sua: - Sì, e i tuoi genitori come si
chiamano? Carciofino Sott'Olio e Melanzana Ripiena?
|
Max Ponte All rights reserved
Riproduzione consentita unicamente per fini culturali personali e senza scopo di lucro.
Website by Multisia